Premio Carlo Calza 2026
Vincitori 2026
Sezione A 11-13 anni
1° classificato punteggio 38/40 Antonio De Salvo 250€
2° classificato punteggio 37/40 Angelo Ciancia 150€
3° classificato punteggio 34/40 Nicole Trupa 100€
Sezione B 14-19 anni
1° classificato punteggio 36/40 Karola De Santo 250€
2° classificato punteggio 32/40 Vincenzo La Becca 150€
3° classificato punteggio 30/40 Serena Guarino 100€
Sezione C 20-26 anni
3° classificato punteggio 30/40 Flavia Ferrara 100€
2° classificato punteggio 32/40 Valeria Sibilia 150€
1° classificati punteggio 40/40 Rocco Cirigliano e Francesco Mizzi 250€
Premio Carlo Calza 2026
L’Associazione Polis per Chiaromonte ETS ha istituito il 2° Premio Carlo Calza 2026, dedicato allo scrittore lucano Carlo Calza, con l’obiettivo di promuovere la creatività giovanile e valorizzare l’espressione artistica in tutte le sue forme.
Tema del Premio edizione 2026
“UN’ECO DAL DOMANI: Immaginare una traccia del futuro che arriva fino a noi.”
Il tema ha invitato i giovani a interrogarsi sul domani: che cosa del futuro può farci eco nel presente? Un’intuizione, un cambiamento, un desiderio, un’invenzione, una speranza o una promessa. I partecipanti sono stati chiamati a dare forma ad una “traccia” proveniente dal futuro e capace di parlare all’autore e al nostro tempo. Le opere hanno restituito una visione intima e/o collettiva di questa “eco”, attraverso qualsiasi linguaggio artistico.
L’obiettivo del concorso non era misurare la performance artistica, ma far emergere una visione personale o collettiva del futuro. Si sono valutate la capacità dell’opera di rendere visibile o percepibile ciò che l’autore ha immaginato possa giungere dal domani, lasciando totale libertà nel linguaggio espressivo scelto.
Destinatari e Sezioni
Il concorso è suddiviso in tre sezioni:
Sezione A FASCIA 11 – 13 ANNI (Scuola Secondaria I Grado)
Premi: € 250 primo posto / € 150 secondo posto / € 100 terzo posto.
Sezione B FASCIA 14 – 19 ANNI
Premi: € 250 primo posto / € 150 secondo posto / € 100 terzo posto.
Sezione C – FASCIA 20 – 26 ANNI
Premi: € 250 primo posto / € 150 secondo posto / € 100 terzo posto.
La cerimonia di premiazione si è svolta il 31 maggio 2026.
Le foto e i file delle opere e dei testi delle opere sono pubblicate nella pagina dei Media
Una riflessione di Vincenzo Lamensa, componente della giuria, sulle opere candidate nell’edizione 2026
Un’eco dal domani: giovani, arte e visioni del futuro
Il 31 maggio 2026 si è svolta la seconda edizione del Premio Carlo Calza, organizzata da Polis per Chiaromonte, un’iniziativa nata nel ricordo del Maestro Carlo Calza e dedicata all’espressione artistica dei giovani. Il tema scelto, “Un’eco dal domani”, ha coinvolto partecipanti appartenenti a tre fasce d’età — dai 12 ai 13 anni, dai 14 ai 19 anni e dai 20 ai 26 anni — attraverso elaborati realizzati con linguaggi diversi, tra cui disegni, poesie, fotografie, video artistici e contenuti digitali.
Ciò che emerge fin da subito non è soltanto la varietà delle tecniche utilizzate, ma il modo profondamente diverso in cui ogni fascia d’età interpreta il concetto di futuro.
Fascia 12–13 anni Nei partecipanti più giovani, tra i 12 e i 13 anni, emerge una visione del futuro intensa e fortemente emotiva. In molti elaborati il domani viene rappresentato attraverso scenari segnati da guerre, conflitti e instabilità globale. L’immaginario che ne deriva è spesso cupo e drammatico, quasi a suggerire una percezione del futuro come qualcosa di incerto e minaccioso. Colpisce il fatto che questa rappresentazione emerga già in un’età così precoce. È come se le immagini e le informazioni del mondo esterno entrassero direttamente nel loro modo di immaginare ciò che verrà, trasformandosi in visioni forti e a volte pesanti.
Fascia 14–19 anni Nella fascia dei 14–19 anni il futuro assume una dimensione più concreta e personale. Il domani viene letto soprattutto come un percorso di crescita: lo studio universitario, le scelte formative e l’ingresso nel mondo del lavoro. All’interno di questa visione emerge però con forza un elemento ricorrente: il distacco dal territorio. Il futuro viene spesso associato all’idea di partire, lasciare la propria casa e le proprie radici per cercare altrove opportunità di realizzazione personale. In alcuni casi questa partenza non appare solo come una possibilità, ma come una condizione quasi inevitabile, senza possibilità di un ritorno. Il che lo rende molto triste a parere mio. Accanto a questo emerge anche un altro aspetto: la solitudine. In alcune rappresentazioni il domani viene immaginato come uno spazio in cui trovare legami più solidi, quasi una speranza di connessione rispetto a una sensazione vissuta nel presente.
Fascia 20–26 anni La fascia dei 20–26 anni presenta una visione più articolata e matura. Le opere realizzate, attraverso fotografia, video artistici, poesia e strumenti digitali, mostrano un approccio più consapevole sia sul piano tecnico che espressivo. In questa categoria emerge soprattutto il tema delle radici, intese non solo come legame con il territorio, ma come bisogno più profondo di identità e appartenenza. Il futuro non viene rappresentato soltanto come un percorso da intraprendere, ma come una ricerca di stabilità interiore e significato personale.
Riflessione finale Un elemento che attraversa tutte le fasce riguarda il rapporto tra età e capacità artistica. Dall’osservazione delle opere emerge come la qualità espressiva non sia necessariamente legata all’età anagrafica. In alcuni casi, infatti, i lavori tecnicamente più curati provengono dai partecipanti più giovani, segno che la creatività può manifestarsi indipendentemente dall’esperienza. Questo suggerisce che l’arte, soprattutto nelle prime fasi della crescita, dovrebbe essere uno spazio di esplorazione e scoperta, prima ancora che di tecnica o definizione. Nel complesso, “Un’eco dal domani” restituisce l’immagine di un futuro non unico, ma molteplice: fatto di paure, aspettative, distanze e radici. Un futuro che cambia a seconda dello sguardo di chi lo immagina, ma che proprio per questo diventa uno specchio del presente. In questo senso, il Premio Carlo Calza non rappresenta soltanto un momento espositivo, ma un’occasione di ascolto e confronto tra generazioni, in cui l’arte diventa il mezzo attraverso cui dare forma alle proprie visioni del domani. Un dialogo che non riguarda soltanto i giovani, ma anche gli adulti, chiamati a leggere e a comprendere ciò che emerge da queste rappresentazioni, imparando forse anche ad ascoltare con maggiore attenzione il messaggio che proviene dalle nuove generazioni.
Vincenzo Lamensa L8V8
Chi è Carlo Calza
Carlo Italo Calza
Sapri (SA) 15.11.1932-Chiaromonte (PZ) 19.5.2025
E’ nato a Sapri ma ha vissuto fino al 1950 a Lagonegro. Dopo aver vinto il Concorso Magistrale si è dedicato all’insegnamento ed ebbe come sede di lavoro Chiaromonte, dove restò fino al 1962 quando . si trasferì con la famiglia ad Ercolano e negli anni successivi si laureò in Lettere e Filosofia e Pedagogia ed ottenne il passaggio per insegnare alle scuole superiori. Dopo il pensionamento scelse di tornare a vivere a Chiaromonte, dove è morto il 19 maggio del 2025.
Carlo Calza era un appassionato di storia lucana, ma soprattutto della storia di Lagonegro. Impiegava molto del suo tempo libero tra documenti e libri della Biblioteca Nazionale e l’Archivio di Stato di Napoli e molte furono le sue pubblicazioni di atti di grande interesse storico ritrovati nelle sue ricerche. Tra queste ricordiamo il “Libro di Capitoli e Statuti della Regia Città di Lagonegro”, una biografia di Alessandro Falcone e una ricerca sugli stemmi dei Vescovi originari di Lagonegro.
Due le pubblicazioni riguardanti il suo periodo ercolanese: La descrizione dell’eruzione vesuviana del 5-11 agosto 1779 in una lettera ad Amaduzzi e, sempre sullo stesso evento, I fenomeni atmosferici che precedettero l’eruzione vesuviana del 5-11 agosto 1779 nella seconda lettera ad Amaduzzi.
A Chiaromonte, da pensionato, si dedicò alla realizzazione di tre Cronologie storiche, quelle di Chiaromonte, di Maratea e di Lagonegro, convinto della grande importanza che la storia del proprio paese dovesse essere conosciuta dagli abitanti iniziando proprio ad insegnarla sin dalle elementari.
Ma il vero Carlo Calza si ritrova in Venti di settembre, la sua prima raccolta di poesie, e in Cose mie cose nostre, la sua seconda raccolta. Altra sua pubblicazione con forti legami alla sua infanzia e alla sua terra si ritrova nella raccolta di racconti Cose nostre.